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Gita sociale escursionistica, A spasso nel Jura, 25-28/05/2017

Giorno 1, giovedì 25/5: trasferimento SV- La Sarraz + Tappa 1: La Sarraz (500 m) – Romainmotier (650 m) 8 km, D: +150 m, t: 2 h.

Tempo bello: partiamo di buon’ora con 3 macchine da 5 persone ciascuna (meno male che per una volta non ci sono gli sci di mezzo!). All’uscita del tunnel del Gran S. Bernardo la lunga colonna di auto che viaggia (anzi, che tenta di viaggiare, visto che sono quasi fermi) in senso contrario ci fa intuire che oggi in Svizzera è festa e che è appena iniziato un lungo ponte. Noi discendiamo allegramente i tornanti e, quando vediamo la protezione civile svizzera che distribuisce magnifici cestini da viaggio a chi è in coda, da bravi italiani, meditiamo di invertire la marcia, farci dare i cestini e poi reinvertire; ma no, continuiamo a scendere, ci fermiamo per acquistare la vignette autostradale e per cambiare un po’ di soldi, altra sosta per pic-nic veloce e giungiamo a La Sarraz in perfetto orario per l’incontro con Claudio. A la Sarraz c’è una gran festa nei giardini del Castello (XI sec.), che, eccezionalmente è aperto e andiamo a visitare; qualcuno tenta una birra, con grave delusione. Poi, senza fretta, ci avviamo a piedi verso Romaimotier (dove faremo tappa stanotte) attraverso le gole del Nozon, molto belle e suggestive, che  ricordano in qualche modo il Sentiero dei 5 Ponti nel nostro entroterra, che abbiamo percorso di recente. Romainmotier, dove abitano Claudio e Rachel, è un delizioso villaggio di 500 anime con una importante Abbazia romanica, che visitiamo. Anche qui si è appena conclusa una festa cittadina e i volontari stanno sbaraccando: noi ci sediamo rilassati a goderci questa meravigliosa pace campestre. Poi ci trasferiamo tutti nel giardino di Claudio e Rachel per un bell’aperitivo in giardino: arriviamo affamati e non diamo un grande esempio di bon-ton, strappandoci di mano l’un l’altro la coppa di deliziosa guacamole preparata da Rachel. E’ ora di trasferirci nei nostri quartieri notturni: Claudio ha prenotato una bellissima struttura pubblica sopra il paese, all’ombra di magnifici ippocastani in fiore: troviamo sistemazioni per la notte (camere a 2-4-6 posti), una bella sala da pranzo e una cucina super attrezzata dove Magalì con rara efficienza ci prepara in quattro e quattr’otto un magnifico cous-cous vegetariano con insalata mista, poi arrivano le torte al rabarbaro di Rachel, la fame è placata, la stanchezza tanta, e ce ne andiamo a dormire.

 

Giorno 2, venerdì 26/5, tappa 2: Romainmotier (650) – Dent de Vaulion (1.437) – Le Pont (1.000) 14 km, D: +800  -450, t: 5h

Tempo bello; Claudio e i 3 guidatori partono di buon ora per spostare le macchine a St. Cergue, dove arriveremo tra 3 gg., così saremo già pronti per ripartire, senza bisogno di lunghi (e costosi) giri in treno. Noi dormiamo un po’ di più, facciamo una bella colazione (ah le marmellate fatte in casa di Rachel…) e ci dedichiamo alla pulizia e rimessa in ordine dei locali, che lasceremo spendenti (siamo o non siamo il CAI SV?!). Si comincia a camminare, accompagnati costantemente dal cinguettio degli uccelli, dapprima nel bosco, poi in cresta:  cominciano i su e giù, per lo più solitari,  che caratterizzeranno i nostri 4 gg. svizzeri. Siamo circondati da magnifici prati verdi punteggiati di fiori, ma, con nostro grande stupore, non si vede un rigagnolo o una goccia d’acqua. In compenso si vedono tante floride vacche svizzere che si godono i prati fioriti brucando e ruminando a crepapelle: col loro latte di fa il magnifico gruyere, che tutti i giorni esce dallo zaino di Claudio all’ora di pranzo. Arrivati al  Dent du Vaulion, da dove, se non ci fosse foschia, si godrebbe una magnifica vista su ben 7 laghi e sull’arco alpino dall’Oberland alla Valle d’Aosta, troviamo una certa folla, visto si può arrivare vicino in auto. Troviamo anche una Buvette, dove possiamo placare (a caro prezzo) la nostra sete. Poi scendiamo a Le Pont, sul lago di Joux e diversi temerari immediatamente si tuffano. Raggiungiamo finalmente il nostro hotel a Les Chabonniéres: siamo sistemati tutti insieme in un grande stanzone, ci sono docce a 2 e 3 piazze, che utilizziamo immediatamente. La cena è davvero buona e abbondante e, prima del dessert, ci avvertono che sta per passare proprio davanti all’hotel, la transumanza delle mucche che salgono agli alpeggi. Scendiamo immediatamente in strada: le mucche stanziali della zona si sono avvicinate alla strada per festeggiare le amiche che arrivano con i loro enormi campanacci e con magnifiche decorazioni floreali sulla testa; le accompagnano i pastori in costume, foto e video a go-go, è un momento davvero emozionante.

         

Bisognerà che prima o poi ci decidiamo ad organizzare una gita sociale per il Roumiage franco-provenzale di fine agosto, che termina a Comboscuro, e magari Claudio e Rachel potrebbero venire suonare.

 

Giorno 3, sabato 27/5, tappa 3: Le Pont (1.000) – Mont Tendre (1.647) – Colle del Marchairuz (1.445)  20 km, D: +700  -250, t: 6 h

Ancora bel tempo. Dopo una bella colazione (oggi niente pulizie né riodino!) ci mettiamo in cammino tornando sui nostri passi di ieri, costeggiamo per un po’ il lago, poi iniziamo a salire. Il percorso è tutto in cresta, sempre circondati dal verde macchiato dal giallo del tarassaco in fiore; anche oggi non vedremo una goccia d’acqua (ma come farà a essere tutto così verde?). Anche oggi comunque troveremo un punto di ristoro per placare la nostra sete. E anche oggi purtroppo la foschia ci impedisce di godere appieno della vista del massiccio del Bianco e di tutte le altre montagne (la vista comunque non è male, è solo che non siamo mai contenti, volevamo vedere tutto, dall’Eiger al Bianco nella stessa inquadratura). Oggi costeggiamo a lungo un magnifico muretto a secco che serve per separare i vari pascoli e che è lungo diversi km: un vero capolavoro. Arrivati al Refuge du Cunay  troviamo ad attenderci i due “guardiani”: si tratta di un piccolo rifugio del CAS non custodito, che apre solo nel w-e, quando una coppia di volontari sale per aprire e per controllare che gli ospiti si comportino bene. Ci dicono subito che c’è pochissima acqua (il rifugio non ha acqua corrente!) e non possiamo sprecarla: lavaggi molto sommari, prepariamo i letti nel camerone (ci siamo solo noi), e appena arriva Rachel con la materia prima (si arriva in auto vicinissimo al rifugio) diamo il via ai preparativi per la cena: minestrone di verdura, roestli con uova e formaggio, ananas. E poi la magnifica sorpresa: Claudio e Rachel tirano fuori l’organetto e i flauti e improvvisano per noi un magnifico concerto con musiche occitane, celtiche e di tutto un po’: qualche passo di danza all’aperto per Maurino e Patrizia, poi ci trasferiamo dentro e la musica continua, meravigliosa, apprezzatissima anche dai due guardiani.

Giorno 4, domenica 28/5, tappa 4: Colle del Marchairuz (1.445)  St. Cergue (1.000) e rientro a SV 17 km, D: +100  -550,  t: 5h

Ancora tempo piuttosto bello, ma per il pomeriggio potrebbe arrivare un temporale. Colazione, pulizie inappuntabili del rifugio (siamo o non siamo il CAI SV?!) e riprendiamo la marcia per creste: come nei giorni precedenti dobbiamo continuamente attraversare i tornelli anti-mucca che delimitano i diversi pascoli e l’esercizio non è semplice, visto che i tornelli sono strettissimi e i nostri zaini belli grandi. Quando ci fermiamo per il pic-nic cominciamo a capire che oggi ci toccherà un po’ di pioggia e Maurino ne prevede l’ora di inizio con precisione … svizzera! Ci rimettiamo in marcia, con Claudio e Maurino che fanno uno scatto in avanti per andare a recuperare l’auto di Claudio, noi un po’ più lenti: a circa 1 h dalla meta comincia a piovere, anche con belli scrosci, ma nessuno si lamenta: abbiamo avuto 4 gg. di tempo bellissimo e  Rachel ci dice che nel Jura è cosa rara. Arrivati a St. Cergue ci cambiamo e andiamo a sederci al bar locale per dissetarci. Dopo poco ci raggiungono anche Claudio e Maurino. Peccato, la gita è finita e per giunta ci aspetta un lungo viaggio di ritorno, che all’inizio sarà anche particolarmente lento per via del traffico congestionato sull’autostrada lungo il lago. Piano piano superiamo gli imbottigliamenti, e superiamo anche il tunnel. Il traffico in senso inverso è praticamente fermo e questa volta ci sono gli alpini italiani a distribuire i cestini di sopravvivenza agli incolonnati. Noi ci fermiamo a  Etroubles per pizza, birre, bevande varie, poi si torna a Savona, dove arriviamo all’una di notte, stanchi ma molto appagati dei nostri magnifici quattro giorni svizzeri.

Riepilogando:

i  Guidatori: Ago, Fulvio, Maurino, ai quali va la sempiterna gratitudine dei passeggeri

i Partecipanti: Ago, Antuono, Bruna, Carla, Carmen, Cinzia, Enzo, Flora, Fulvio, Gabriella, Giorgio, Maurino, Nadia, Patrizia, Silvana

la Vivandiera a Romanmotier: Magalì

i Vivandieri al rifugio: Claudio, Giorgio, e tutte le ragazze

i Musicisti d’altura: Claudio e Rachel

Ideazione, Organizzazione, Approvvigionamento Vivande, Direzione di Gita: Claudio e Rachel, ai quali va il nostro plauso e il nostro grandissimo GRAZIE!!!

Alla prossima,

una ragazza degli anni ’40                                                                     (foto di Antuono e Gabriella )

Pubblicata il 09 Jun 2017 da caisavona


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