Autore: 
Sara Pizzorno

Il mio primo 4000!
E’ stato bello, bellissimo, di grande soddisfazione …e anche grande fatica!

Sabato con gran comodita siamo partiti per la Val d’Aosta. Dopo aver atteso brevemente che un bell’acquazzone estivo terminasse di scaricare siamo partiti dalla piazzetta di St. Jacques (fraz. Champoluc), ed ero gia trepidante, curiosa e molto molto adrenalinica…

La compagnia era ottima, delle migliori direi… ho grande fiducia nei miei compagni, ma mi stupiva un po’ la loro, di fiducia. Infondo si camallavano dietro una ‘novellina inesperta’ e io stessa ero un po’ dubbiosa sulle mie capacita. Sapevo che sarebbero state due lunghe giornate, sapevo pero che tutto sommato il Breithon e una montagna facile, e le condizioni erano buone, ma oltre a cio sapevo anche di non sapere bene a cosa sarei andata in contro e soprattutto, non sapevo dove e come sarei arrivata io! Era il mio primo ghiacciaio, il mio primo 4000, e per dare un’idea della mia preparazione… e stata l’occasione per inaugurare la picca (e non solo…)!
Comunque ogni cosa ha girato per il verso giusto. Il tempo soprattutto e stato piu che clemente. Dopo aver trovato un bello spiazzo ghiaioso e confortevole dove passare la notte poco sotto i 3000 metri, utile per un buon acclimatamento, abbiamo montato le nostre tende e ci siamo preparati e goduti una lauta cena a base di risottino in busta (scaduto da un paio d’anni, ma sempre gustoso…) cous cous, formaggio e altre leccornie.

Quattro rapide chiacchiere e poi a nanna: sveglia 3,50! Il tempo pareva incerto ed in effetti nella notte ha piovuto almeno due volte, inquietandomi (ci?) non poco temendo che avremmo dovuto rinunciare.
Invece… dopo l’odioso trillo della sveglia, sento la voce di marcuzzo che dice ‘e stellato!’ e cosi l’adrenalina si e riprodotta in un batter d’occhio e in meno di un’ora eravamo pronti per la salita, colazionati e tende smontate (e imboscate per alleggerire il piu possibile i nostri zaini).

Prima tappa: saliamo al Rifugio Mezzalama (3004 m.) mentre comincia ad albeggiare e i frontali sono serviti poco, cosi quando siamo al Rifugio Guide d’Ayas (3425 m.) ai piedi del ghiacciaio, e ormai giorno. E lo vedo: freddo e lucido, bianchissimo e grande che ci aspetta.
Ero davvero fremente e trepidante. Ci siamo imbragati, legati e ramponati, e con la picca in una mano (ovviamente imbracciata subito per il manico come un minatore!) e il cordino nell’altra non vedevo l’ora di partire.

Sapevo che tutta quell’energia che sentivo muovermi dentro mi avrebbe aiutata non poco nella salita, ed in effetti penso che il piu della strada non l’abbiano fatta le mie gambe, ma la testa, la grande voglia di arrivare in cima, di condividere, con chi gia avvezzo a tutto cio, le emozioni che mi hanno seguita: sotto il Castore, il Polluce, lungo tutto l’interminabile traverso che porta ai Breithorn, fino alla base del nostro.
E di li, le cose sono cambiate. Se prima camminavo abbastanza, ha cominciato a farsi sentire la quota, e verso i 3800 la fatica e diventata tanta. Mi sono ricordata di Simone Moro, quando incitava il suo compagno contando i passi… e cosi ho fatto, nella mia testa contavo, sotto la guida attenta e paziente di Gigi. E siamo saliti. Piano piano, passo dopo passo, con tanta fatica e poco fiato. Mi veniva voglia di strapparmi via il casco, slacciarmi giacca e cerniere per il senso di soffocamento, decisamente non ero proprio abituata alla quota!
Ho temuto di non farcela, di non arrivare. L’altra cordata era gia lontana, e da ‘sopra’ incitava ‘…mancano 200 metri’ e a me sembravano chilometri… eppure ci stavamo avvicinando… Sempre lentamente, pero salivamo. Salivamo tanto da arrivare dapprima al colle, e poi l’ultimo sforzo, il crinale che porta in vetta.

Poi li rivedo. Ci siamo!!! Siamo arrivati! Ce l’abbiamo fatta, o meglio, ce l’ho fatta, i dubbi erano tutti miei!!! 4160 m.Mi sarei aspettata di non contenere l’entusiasmo, di dar di matto sulla cima, ma ero talmente provata che tra stanchezza e poco fiato sono riuscita appena ad abbozzare un sorriso, e trascinarmi lungo la cornice per affacciarmi sulla catena del Rosa. E li, in silenzio ho goduto serenamente di un panorama magnifico, e la soddisfazione si e fatta sentire tutta, tanta. Li mi sono dimenticata di tutte le fatiche e i dubbi e ho proprio gioito, mi sono gustata quella tempesta di emozioni tutte mie, anche se cosi diffuse e stra-vissute da chi vive la montagna. Ho pensato al mio papa, il cui sogno era un 4000 e ad oggi e rimasto incompiuto, ho pensato a come cambiano i desideri e le aspettative nel corso degli anni e della nostra vita. Ho pensato a cos’e stato importante per me, a cosa lo e ora, a come cambiano sogni e bisogni e a come cambiano anche le cose che ci rendono felici.
Non credevo che una montagna potesse darmi tanto.

Un grazie a Marco e Grazia, per l’entusiasmo che mettono nelle cose e che riescono infondere negli altri e grazie a Gigi, che si e dimostrato ancora una volta un ottimo compagno.

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