Autore: 
Andrea Costa

Da: Pian della Casa 1742 m

Dislivello: 1300 m circa
Difficoltà: PD-, alcuni passi di II? e terreno generalmente friabile e poco sicuro
Materiale utile: casco, eventualmente 30 m di corda
Tempo: h 4 circa fino alla vetta

Con un oramai insperato colpo di coda, la stagione ci concede una bella giornata serena con temperature estive: viste le previsioni, non possiamo lasciarcela scappare! Ne approfittiamo quindi per completare la nostra esplorazione delle cime sopra il Rifugio Remondino: e Cima di Brocan sia!
Oltre all?inossidabile Flavio, oramai stabile compagno di mille avventure, rientra nel gruppo anche il buon Mullah: con la macchina di quest?ultimo, arriviamo al Pian della Casa alle 7,15 circa, con cielo terso ma la solita temperatura siberiana. Partiamo ?
Appare subito evidente che oggi il povero Mullah e particolarmente fiacco: dopo pochi minuti risulta gia pesantemente staccato, per cui decidiamo di salire con comodo anche noi e di aspettarlo al Remondino. Dopo qualche minuto di sosta al rifugio, dove Mullah ha modo di riprendersi un po?, ripartiamo verso la bastionata fra Cima di Nasta e Catena del CAI: facciamo quasi tutta la salita in compagnia di una famigliola zinolese, che riconosce Flavio e con la quale chiacchieriamo amabilmente ? Mullah, al solito, arranca col suo passo nelle retrovie.
Raggiunto il bivio per il Colle di Brocan, e sventato un vergognoso tentativo di Mullah di sbagliare strada, tagliamo le pietraie alla base del Bastione, per poi rimontare l?ultima valletta detritica fino al Colle di Brocan (2892 m, h 1,30 dal rifugio). Rispetto a Ferragosto, quando spirava un vento himalaiano, oggi c?e un bel sole e si sta molto bene. Anche la vista e piu che spettacolare.
A questo punto, indossati caschi ed imbraghi, iniziamo a risalire la cresta Nord del Brocan: l?intenzione e infatti quella di salire lungo questa via. Dopo un tratto iniziale di divertente arrampicata su blocchi rocciosi (I?+), deviamo leggermente a sinistra per evitare alcuni scaglioni (ometto), per ritornare appena possibile sul filo, presso una forcellina. A questo punto, leggendo la relazione, prendo un abbaglio: penso che si debba abbandonare la cresta per tagliare, a destra, una pensile conca detritica verso un evidente ometto sul costone oltre detta conca, mentre piu tardi scopriremo che avremmo dovuto rimanere ancora in cresta, e deviare solo piu in alto. Comunque, a causa di questa mia errata convinzione, scendiamo oltre la forcellina per cenge erbose esposte fino alla conca pensile, che risulta tagliata anche da un paio di ripidissime lingue di neve ghiacciata. L?attraversamento della conca risultera alla fine il tratto piu delicato ed impegnativo di tutta la gita: il pendio e ripidissimo, gli sfasciumi mobili e friabilissimi, e solo con fatica ed estrema attenzione riusciamo a portarci a ridosso dell?ultima lingua ghiacciata, che aggiriamo dall?alto con esposta e precaria traversata per esili cenge detritiche friabili ed esposte. Riusciamo comunque ad afferrare una piu comoda rampa obliqua, da sinistra a destra, che ci porta sul filo del costone, in prossimita del grosso ometto che gia avevamo avvistato. Qui il costone appare a guisa di ampio ed elementare pendio detritico, che risaliamo seguendo i molti ometti fino a ridosso della parete rocciosa superiore, incisa da molti canali che salgono verso le strette ed elevate forcelline di cresta. Seguiamo per un po? la base della parete verso destra poi, in corrispondenza di un grosso ometto, attacchiamo un evidente e facile canalino (veramente saliamo per le roccette della sua sponda sinistra, evitando il pericolo di scariche): incontrati altri ometti, probabilmente quelli provenienti dalla cresta Nord e da noi ?bucati?, proseguiamo a salire fino allo strettissimo intaglio cui il canale fa capo, oltre il quale si inabissa un verticale colatoio (3025 m circa). Attacchiamo la paretina di destra, tagliando da sinistra a destra lungo una stretta ed esposta cengetta (II-), fino ad un piccolo pianerottolo sulla cresta Ovest dell?ultimo torrione che precede la vetta. Salendo lungo la cresta, scaliamo una bella placca fessurata (II?), piuttosto appoggiata ma esposta, che ci conduce sulla vetta del torrione. Aggirati i massi sommatali, scendiamo dall?altra parte per rocce a gradini e, oltre una forcella, scaliamo le ultime rocce (II?) fino all?ampia sommita, dove sorgono un vecchio segnale trigonometrico ed una croce di legno (h 1,00 dall?attacco). Manco a dirlo, abbiamo appena il tempo di goderci il panorama fantastico, che un maledetto sbuffo di nebbia si impiglia sulla Cima Ghilie e minaccia di avvolgere anche noi ? Mentre mangiamo, discutiamo sulla via migliore di discesa: alla fine, vista la minaccia nebbia, decidiamo di tornare per la via di salita, gia conosciuta. Ritorniamo quindi facilmente al grosso ometto sul costone detritico prima della conca pensile: ma vogliamo evitare, per quanto possibile, le pericolose manovre di aggiramento della lingua ghiacciata e di attraversamento della conca di sfasciumi! Ci teniamo allora piu bassi, e rintracciamo una serie di ometti che guidano giu, lungo la ripida ma piuttosto facile scarpata rocciosa fino alla parte piu bassa della conca, dove l?attraversamento risulta piu comodo e sicuro. A questo punto, scartata l?ipotesi di calarci direttamente per il ripidissimo canale detritico sul sottostante sentiero per il Passo di Brocan, torniamo sulla linea di cresta e scendiamo nuovamente al passo per le piu sicure roccette del filo. Qui Mullah ritorna a staccarsi, ed appare realmente molto provato! La discesa verso il Remondino e comoda, ma Mullah resta troppo indietro, ed alla fine ci preoccupiamo un po?, memori anche di certi suoi ?numeri? relativi all?orientamento ? Fatto e che, quando oramai siamo sulle pietraie alla base della bastionata rocciosa tra Nasta e Catena del CAI, ci sentiamo chiamare: ?Ehiiiii, da dove siete passati?? e, con estremo sgomento, vediamo Mullah sul ciglio dell?abisso che tenta (solo lui sa come!) di scendere da 100 metri di placconata liscia e verticale! Per fortuna ci facciamo sentire e riusciamo ad instradarlo sulla giusta via (ma come avra fatto a perdere la traccia, con un segno ogni metro?), e cosi poco dopo siamo riuniti al rifugio, con una birra in mano ed in pieno relax.
Inutile dire che l?ultima discesa finisce di stroncare il povero Mullah, che arriva staccato e, soprattutto, sudato: insomma, oggi per lui un calvario bello e buono!
Per fortuna che, dopo la solita pausa a Sant?Anna, sembra essersi ripreso un po?: questa volta temevamo di averlo perso!
In conclusione, salita non molto impegnativa ma un po? fastidiosa per i molti sfasciumi: il casco e assolutamente obbligatorio! Il panorama dalla cima merita!

Chi c’era: Andrea Costa, Flavio Robaldo, Paolo Biale (Mullah)

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