Autore: 
Marco Berta

2 luglio 2006

Dal ghiacciaio Laveciau – Valsavaranche

Dislivello: circa 1000 m (1° giorno) + 1250 m (2° giorno)
Difficoltà: PD

Iniziamo la stagione dei “4000” con il piu basso e piu classico, il Gran Paradiso.
Scegliamo il versante un po meno frequentato, quello nord ovest, dove si trova il rifugio Chabod.
In realta, fedeli al nostro consueto spirito indipendente, non utilizziamo il rifugio (se non per prendere un po d’acqua nei bagni, visto che la splendida fontanella in legno sul piazzale e stranamente asciutta!) ma trasportiamo sulle spalle il necessario minimalista per una mezza pensione fai-da-te!
Il sentiero (n.5) inizia poco prima di Pont, in prossimita di un ponte con parcheggio. Il pomeriggio e assolato e caldissimo in questo primo luglio che ha il sapore di un’estate piu che inoltrata.
Siamo sorpresi dai lavori di risistemazione del sentiero: piccole massiciate in pietre a secco, che creano tornanti molto estetici. Un lavoro “d’altri tempi”, destinato a durare nel tempo, ci auguriamo! Beata Regione autonoma…

Presso l’alpeggio de Lavassey il sentiero si biforca, noi seguiamo il pricipale, indicato con il n.5.
Saliamo fino alla quota 2750 m del Rifugio Chabod, in posizione panoramica proprio di fronte alla parete nord del Gran Paradiso.
Superiamo il nuovo rifugio invernale e cerchiamo uno spiazzo erboso sul pianoro che sovrasta il rifugio, tra splendide placche di gneiss lisciate dall’antico ghiacciaio. Mettiamo la tenda esposta a ovest, per cui ci godiamo fino all’ultimo raggio di sole e poi cerchiamo di addormentarci nonostante il chiarore diffuso.

Sveglia alle 4 dopo una notte tiepida, i sacchi a pelo leggeri sono stati sufficienti! In un’ora facciamo colazione, smontiamo il campo (dentro al parco non si puo tenere la tenda montata se non per il bivacco notturno) e siamo pronti a partire.
Seguiamo un sentiero che porta verso le morene che scendono dal Piccolo Paradiso, passando presso le prese dell’acquedotto e della presa per la centralina idroelettrica (il rifugio e ISO 14001). Una serie di ometti in pietra segna il percorso sulla morena sotto ai contrafforti del piccolo Paradiso, fino a che incontriamo i primi lembi del ghiacciaio di Lavacieu

Siamo esattamente sotto il paretone ghiacciato della nord, oggi frequentato da parecchie cordate.
Calziamo i ramponi e ci leghiamo con il nostro cordino da 8mm lungo ben 30 m (tutta la nostra attrezzatura e all’insegna del minimalismo!): ci sono parecchi crepacci semi aperti a cui bisogna prestare attenzione!

Arriviamo al colle vicino alla cosiddetta “schiena d’asino” che si affaccia sul versante piemontese del massiccio, intorno a quota 3700 m.
Qui si uniscono le vie di salita dallo Chabod e dal Vittorio Emanuele, per cui l’itinerario diventa una sorta di lunga coda su una bella traccia, fino alle roccette che costituiscono la cima. Non c’e nemmeno la crepaccia terminale da superare.
Oggi il Grampa e veramente affollato, assistiamo a scene isteriche per mancate precedenze tra chi sale e chi scende verso la fatidica madonnina di vetta.
Decidiamo di lasciare la pazza folla e iniziare la discesa, anche se sono solo le dieci la temperatura e alta e temiamo gli sprofondamenti nella neve molla.

A sorpresa, scendiamo completamente soli lungo l’itinerario di salita, perche la maggior parte della gente preferisce seguire il percorso piu facile del Vittorio Emanuele. Come prevedevamo, la parte bassa del ghiacciaio e gia una pappetta e crea qualche patimento nel superamento dei ponti di neve.
Pausa solarium e recupero tenda, poi discesa un po’ penosa per i piedi verso un fondovalle sempre piu afoso…marco giudica il sentiero quasi completamente ciclabile e sogna la sua Commencal biammortizzata…
Commento ovvio: ma come saranno i ghiacciai ad agosto?

Chi c’era: Marco e Grazia

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