Autore: 
Grazia Franzoni

Via normale (O – SO)

Da Pontechianale, fraz. Castello 1600 m
Dislivello: 1600 m abbondanti
Difficoltà: PD-

Partiamo dal parcheggio affollatissimo all?imbocco del vallone di Vallanta alle otto, con la speranza che la nuvolaglia che chiude la valle si dissolva in fretta, in ossequio alle splendide previsioni meteo. Per fortuna la previsione si avvera!

In meno di due ore arriviamo al rifugio Vallanta (2450 m), incrociando parecchi gruppi di escursionisti che stanno facendo il giro del Monviso: siamo quasi stupiti da tanto ?traffico?.
Passiamo vicino al rifugio Gagliardone, ormai tristemente abbandonato al degrado, e risaliamo fino al Passo di Vallanta (2813 m), nonostante la relazione dica di deviare un po (quanto?) prima. La nostra cima e proprio alla nostra destra (est), ma dal sentiero non riusciamo a individuare dove si deve salire. Dal passo decidiamo di seguire i nuovissimi scintillanti segnavia bianchi e rossi che portano al Passo del Colonnello e poi in valle Po; probabilmente accecati dal controsole non riusciamo a identificare il punto in cui delle frecce gialle un po sbiadite fanno salire direttamente sotto la parete. Proseguiamo troppo verso nord e ci ritroviamo a salire il costone detritico che separa dal ripido valloncello del passo del Colonnello. Alla base della parete, gia oltre i 3000 m, c?e si una sorta di grande diedro come da relazione, ma un tentativo di Alessio dimostra che non si tratta certo di II grado.

Scendiamo un po? costeggiando la parete verso sud e ci rendiamo presto conto di quale e il diedro giusto: un grosso bollo bianco e giallo dipinto su una larga placca liscia lo indica! L?attacco e a quota 2970 m circa. Lungo tutta la via ci sono segni di vernice bianca e ometti. Alessio sale slegato, noi due di conserva protetta con solo una fettuccia in vita e cordino da 30 m. Saliamo sulla faccia destra del diedro, una parete piuttosto verticale di circa 40 m di roccia buona, ben gradinata. In cima c?e una sosta su spit, con cordone e maillon. Dalla sosta scavalchiamo lo spigolo (quello che Parodi valuta II+, facile ma esposto) e percorriamo sull?altro lato una rampa obliqua, sempre molto esposta, che sale verso destra, su roccia gradinata. La croce di vetta e sempre visibile, alla nostra destra. In questo tratto ci sono due spit con anello (colore rosso, ben visibile). Dopo una cinquantina di metri dobbiamo scendere un muretto di circa 2 m. Li sotto decidiamo di slegarci visto che le difficolta dovrebbero essere terminate. Proseguiamo lungo un canalino che porta sulla cresta, poi pieghiamo a destra percorrendo una lunga cengia a gradoni. Qui si puo salire un po? liberamente, magari seguendo le belle placche appena sotto il filo della cresta O-SO. Arriviamo in cima in tempo per vedere ancora per poco il Monviso libero dalle nuvole e tutto il versante della valle Po. Abbiamo impiegato un?ora dall?attacco (tempi di Marco&Grazia, Alessio vola!).

Da questo lato il panorama e davvero vertiginoso! Le voci dei gruppi sulla Losetta e su Punta Roma riecheggiano nell?aria, ma qui siamo soli. Scendiamo seguendo le tacche lungo lo stesso percorso di salita; per fare in sicurezza il muretto finale mettiamo il cordino come corda fissa e scendiamo disarrampicando.
In discesa riusciamo a identificare senza problemi le numerose frecce che ci portano sul percorso del segnavia bianco e rosso e poi al passo di Vallanta. Da qui in un paio d’ore siamo in fondo.
Punta Gastaldi e una bella salita di stampo classico, nello spettacolare contesto paesaggistico del Monviso: molto raccomandabile, magari con due mezze corde per salire e soprattutto scendere con maggiore tranquillita oltre ai soliti quattro moschettoni e cordini vari.

Chi c’era: Alessio (Papik), Marco, Grazia

Riferimenti bibliografici: Andrea Parodi – “Nelle Alpi del sole”

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